“Barcellona: Labirinti, Storia e Forme” è il titolo della serie di lezioni cui l’8 aprile hanno assistito, nell’aula magna della sede Carducci dell’I.I.S. Galilei di Jesi, gli studenti delle classi V les, in procinto di partire per un viaggio di istruzione nella capitale della Catalogna. Il primo intervento, curato dal prof. Paolo Brunacci, ha offerto uno sguardo sulla città attraverso cinema, pittura e letteratura. Il docente si è soffermato su uno dei più importanti registi a livello internazionale, Pedro Almodóvar, con focus sul suo film “Tutto su mia madre”, girato proprio a Barcellona. Nel 2000 gli valse l’Oscar e il Golden Globe. La cifra stilistica di Almodóvar è composta di trame “labirintiche” in cui si intrecciano le storie e le relazioni dei vari personaggi, dove predominano figure femminili coraggiose e solidali guidate da passioni e sentimenti. Significativamente quindi il rosso sovrasta le altre tinte, perché è il colore più adatto ad esprimere l’amore e i forti sentimenti che inducono a resistere alle sofferenze e alla rinascita grazie all’amicizia e ai rapporti umani. Per far entrare gli studenti nello spirito della città, il prof. Brunacci si è servito poi di un catalano doc, Joan Mirò (1893 – 1983), tra i massimi esponenti del Surrealismo, che espresse la sua arte con opere pittoriche, sculture e ceramiche diventate quasi opere pop, come la sua litografia “Il Sole rosso” del 1972, dove il colore del fuoco della benefica stella rappresenta la “forza ancestrale e spirituale che eleva il soggetto e trascende la realtà oggettiva, sostituita dalle dinamiche dell’inconscio”. Per quanto riguarda la letteratura, nessuno meglio dello scrittore, giornalista, poeta e gastronomo Manuel Vásquez Montalbán (1939 – 2003) potrebbe rappresentare la capitale della Catalogna per l’ambientazione scelta per i suoi polizieschi, dove il genere giallo si mescola al noir. Nato in una famiglia socialista e antifranchista, Montalbán finì in prigione per motivi politici come il padre e diventerà famoso per aver creato la figura dell’investigatore Pepe Carvalho, un disilluso dalla politica, ma non dalla forza della verità, un amante della buona cucina, tanto che dalle ricette citate nelle sue storie, lo scrittore ricaverà addirittura un libro. Molto dettagliata e interessante anche la lezione del prof. Adamo Marcantonio, intitolata “Barcellona 1938: le foglie dell’ulivo”, con riferimento al discorso di una delle figure centrali dell’antifascismo internazionale, l’antifranchista e antifascista Dolores Ibárruri, detta La Pasionaria, carismatica per il suo coraggio e le notevoli capacità oratorie. Nel 1938, salutando le Brigate internazionali che durante la guerra civile avevano combattuto a fianco dei miliziani e dell’esercito repubblicano spagnolo, si era espressa così: “Voi siete la storia, voi siete la leggenda, siete l’esempio eroico della solidarietà e della universalità della democrazia. Non vi dimenticheremo! E quando l’ulivo della pace metterà le foglie, intrecciate con gli allori della vittoria della Repubblica spagnola, tornate! Tornate e qui troverete una patria.” Il dittatore Franco operò con una logica di sterminio contro chiunque fosse sospettato di aver sostenuto le truppe repubblicane, nelle quali per la prima volta comparvero anche donne soldato. La lezione del prof. Marcantonio ha messo in luce che alcuni semi della nostra Costituzione nacquero proprio a Barcellona, oggi la più visitata città europea, in passato oppostasi alla dittatura franchista, durata quarant’anni, sperimentando un modo diverso di essere comunità. Almeno 40.000 volontari da oltre 50 nazioni raggiunsero la Spagna per far parte delle Brigate internazionali. Gli italiani furono oltre 4.000. Tra questi, molti marchigiani, provenienti da Fabriano, come Armando Schiavi e Alfredo Spadellini, figure importanti anche per la nostra Resistenza, e futuri padri costituenti come Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Giuseppe Di Vittorio, Teresa Noce ed Emilio Lussu.
Davvero affascinante la successiva lezione tenuta dalla prof.ssa Ilaria Sebastianelli sul tema “Modernismo catalano: costruzioni organiche”. Il movimento artistico dell’Art Nouveau, sviluppatosi tra il 1890 e il 1910 circa, fu il primo tentativo della società industriale di darsi un’estetica e di rendere più umana la produzione delle fabbriche, traendo ispirazione da elementi organici. Ebbe origine nel Regno Unito ed assunse nomi diversi a seconda della regione: ad esempio in Italia fu chiamato Stile Floreale, in area germanica Jugendstil, ed in Catalogna modernismo. L’Art Nouveau si lega ai preraffaelliti e alla scrittura estetista e simbolista. Non prevede una divisione tra arti minori e maggiori, ma la loro commistione, considerandole rami di uno stesso albero. Ne è protagonista una linea serpentinata chiamata anche “a colpo di frusta”. All’esposizione universale di Barcellona del 1888, che registrò due milioni di visitatori, si volevano creare nuove tipologie edilizie adatte ad una società progressista, preservando nel contempo le tecniche artigianali che avevano reso la città degna di nota. La Barcellona odierna è frutto dello sviluppo del Piano Cerdà (1860), dal nome dell’ingegnere che immaginò la città divisa in modo egualitario in isolati di 113 x 113 mt., con un’altezza massima degli edifici di 16 mt. e xamfrà, ossia angoli smussati a 45° per offrire migliore visibilità agli incroci. Antoni Gaudì, massimo esponente del modernismo catalano, nacque in una famiglia di fabbri. Questo gli permise di acquisire abilità nel trattare spazi e volumi. Di salute cagionevole, trascorse molto tempo ad ammirare le bellezze della natura, considerata somma maestra di conoscenza in quanto opera del Creatore. Studiò architettura e filosofia estetica a Barcellona, finché la svolta fondamentale della sua vita fu rappresentata dall’incontro con l’imprenditore Eusebi Güell, che diventerà suo mecenate. Gli commissionò infatti un parco, un palazzo, una cripta ed i Padiglioni della Finca Güell, con uno splendido drago in ferro battuto, animale simbolo di Barcellona che ritroviamo anche nel tetto di Casa Batllò. Gaudì fece un uso innovativo dell’applicazione della matematica e della geometria, creando archi ad iperbole. Per l’architetto catalano, senza la verità non era possibile una vera arte. Fervente cattolico, cercò nuove forme di ispirazione nell’osservazione del Creato. Dal 1912 abbandonò tutti i lavori per dedicarsi solo alla Sagrada Familia, per la quale presentò un piano di costruzione di duecento anni in cui il neogotico era abbandonato per perseguire l’imitazione di forme naturali. La chiesa ricorda infatti un immenso termitaio. L’artista andrà a vivere dentro il cantiere, diventando l’architetto di Dio, colui che spazzò il classicismo per aprire le porte all’astrattismo, rendendo omogeneo lo stile europeo. Ha concluso l’incontro la prof.ssa Monica Gutiérrez de la Fuente, che in lingua spagnola ha parlato della “Cataluña y su autonomía”, illustrando la Costituzione del 1978 che stabilisce che nessuna delle 17 comunità e città autonome (Ceuta e Melilla) della Spagna può avere privilegi economici e sociali. La Catalogna è un po’ più grande, ma meno popolata della Lombardia, molto vivace sia culturalmente che economicamente, grazie alle sue industrie, tanto che ne proviene circa il 19% del pil statale. Per molti motivi questa regione si può ritenere diversa dal contesto spagnolo: ad esempio la lingua è differente, ma usata a scuola, nei media locali e negli atti amministrativi e anche la sua storia si discosta almeno in parte da quella delle altre regioni spagnole. Sono diverse anche le tradizioni culturali e culinarie ed il forte movimento nazionalista è sfociato nel controverso referendum del 2017 per votare sull’indipendenza della regione, bloccato dal Governo perché anticostituzionale. Chissà quanto altro scopriranno dal vivo i nostri studenti! Buon viaggio a tutti, dunque!









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